nuova atletica molinella
gruppo podistico
Quell'istinto di autoconservazione

Spiegabile è anche il desiderio di prolungare la giovinezza cercando di mantenere inalterata la performance atletica. È un'illusione, una bolla a tenuta stagna. Continuando a gareggiare a livelli discreti dopo i quarant'anni si avverte una sospensione in positivo della fisicità che fa bene anche alla testa. Mantenere inalterate le prestazioni ti mette in una specie di inganno alla Peter Pan, che vale la pena di perseguire. Le rughe scavano, le stempiature si fanno profonde, ma se negli allunghi prima della partenza la gamba è ancora piena è più facile ignorare la data di nascita e se qualche giovinastro di belle speranze finisce dietro, allora l'illusione può compiersi con maggiore enfasi.

Si cerca di limitare al massimo le pause per infortuni, i malanni di stagione che si bibano di globuli rossi e pretenderebbero l'uso degli odiati antibiotici. Kriptonite per chi fa sport aerobici. Tutte le variabili devono essere gestite al meglio. Chi si ferma è perduto, meglio non sottovalutare i messaggi del corporatura, il metabolismo vorrebbe chetarsi, arrendersi a liquidi e grassi, le fitte alla schiena pungono, le infiammazioni possono attaccare ovunque. Una piccola influenza può portarsi via tutto, le vene si stringono e lasciano i muscoli a secco. Gambe fredde, secche come rami in inverno.

A vent'anni il fisico ha recuperi miracolosi, sa stupire, oggi non puoi permetterti di rompere il filo, di interrompere il meccanismo che intreccia gli allenamenti di qualità alle competizioni. Si cerca di tenere stretta la forbice tra i tempi che si ottenevano nel momento di massima forma (in genere verso i 26 anni) e quelli ottenuti in maturità, ci si concentra per invecchiare lentissimamente...

Si continua a uscire tutte le sere, poi le ripetute in pista, un paio alla settimana, proprio per cristallizzare la forma, per non rompere l'incantesimo degli allenamenti del martedì e del giovedì. Per cercare l'immortalità agonistica, per fottere il tempo che andrà a cercare e a bombardare altri. C'è un po' di egoismo, tracce di individualismo, ma quello dell'autoconservazione dovrebbe essere un istinto naturale. C'è chi preferisce il fisico in ordine e l'auto sporca. E chi viceversa. Questione di priorità da individuare. Inutile e controproducente caricarsi di lavoro per pianificare un solo appuntamento nell'anno. Come soldati di ventura (cacciatori di sportine) ci si avventura in province limitrofe, si gareggia ogni fine settimana, perché anche in un animo da combattenti si percepisce che nulla è eterno e che il tempo brucia. Internet è pieno di siti con calendari podistici gravidi di promesse. Si valutano montepremi, si consultano le classifiche degli anni precedenti. Qualcuno nel doppio fondo di una borsa nasconde una locandina di una gara pomeridiana imboscata. Ogni lasciata è persa dopo i quaranta, ci si ciba di presente e non si firmano cambiali per le stagioni a venire, si cercano continue conferme. La prima affermazione diventa la presenza stessa sulla linea di partenza, vuol dire che nessun trauma ha colliso pesantemente sulla nostra esistenza. Nessun lutto, nessuna infermità ha rotto il giochino, perché la malattia è così lontana dalle nostre prestazioni sopra la media. E quando un amico podista muore giovane non sappiamo darci pace. È la morte più assurda. La nostra casta non merita questo sgarbo. Proprio lui... proprio noi... no, non è possibile.

Pazienza quindi per il premio, per quella sportina che delude sempre e fa il delitto senza movente. Il cronometro è ancora una piccola ossessione, abbiamo sotto controllo le ultime prestazioni dei nostri avversari di categoria. Non siamo ancora pronti a liquidare la corsa come regolatore del colesterolo comunione con la natura. Il collega da un pacchetto al giorno continua a vederci correre sulla ciclabile che abbraccia il paese. Anno dopo anno. Deve almeno concederci l'attenuante generica della perseveranza.

 

  • Ti ho visto correre ieri sera.

  • Probabile. Corro tutte le sere.

  • Ero in macchina, potevi salutare.

  • Non riesco a guardare dentro le macchine quando corro. E poi faccio una fatica bestia.

  • Vabbè. Corri davvero tutte le sere?! Bravo. Davvero bravo. Anche io dovrei... quando facevo yoga erano due giorni a settimana. Poi ho smesso. Quest'anno ho comprato unelettrostimolatore. Conta?

 

In realtà siamo infastiditi, perché diamo per scontate evidenze che non lo sono per gli esterni, a noi sembra tutto così semplice. Bisogna correre tutti i giorni per mantenere l'efficienza fisica. Le nostre risposte vengono dimenticate e le domande si ripropongono nel tempo, sempre identiche. Identico lo stupore un po' scontato alle nostre parole. Regna la confusione, si lascia qualche luogo comune a gestire l'incomprensione.

Le parole del mio dentista invece mi hanno divertito:

 

  • Possibile ti abbia visto correre?

  • Probabile.

  • Sei pur già magro...

  • ...

 

Comunque non abbiamo alcun merito e non meritiamo alcuna ammirazione perché poco è lasciato al libero arbitrio, tutto è istinto e automatismo. Non possiamo essere da esempio al collega tabagista, alla fidanzata che si maledice davanti allo specchio di un negozio di abbigliamento, al ragazzino che abbandona la pista con la scusa degli studi. Corre il rischio di essere un cucciolo di abbonato alle Pay tv, spero si salvi. Non c'è nessun merito perché rispondiamo a un'esigenza molto precisa, un'urgenza che è quasi dipendenza, una benevola patologia. Si cede alla forza che ci fa indossare gli indumenti invernali per uscire, senza porci troppe domande. Per allontanare quella domanda sbagliata e inutile che ronza da qualche parte: ma chi cavolo me lo fa fare?

 

News

Foto storiche